Quando vennero

Quando vennero per i comunisti
io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
(Martin Niemöller)

Alzarsi!

Sognavamo nelle notti feroci

Sogni densi e violenti

Sognati con anima e corpo:

Tornare; mangiare; raccontare.

Finché suonava breve sommesso

Il comando dell’alba:

«Wstawać»;

E si spezzava in petto il cuore.

 

Ora abbiamo ritrovato la casa,

Il nostro ventre è sazio,

Abbiamo finito di raccontare.

è tempo. Presto udremo ancora

Il comando straniero:

«Wstawać».

 

(Primo Levi, 11 gennaio 1946)

Maid Quiet

“Where has Maid Quiet gone to,

Nodding her russet hood?

The winds that awakened the stars

Are blowing through my blood.

O how could I be so calm

When she rose up to depart?

Now words that called up the lightning

Are hurtling through my heart”.

 

William Butler Yeats, “The wind among the reeds” (1899)

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ALLA CASCATA DELLE MARMORE: UN RACCONTO… NORMAGICO.

Il leggendario Gnefro

tra sentieri e acque ci accolse

e la storia raccontò

della ninfa e del pastor.

“Nera il nome della ninfa

e Velino era l’umano;

in due mondi separati

abitavano però.

Quello sopra, questa sotto,

qui è magia, lì invece no;

qui vive la ninfa Nera

elfi, maghi, ninfe ancor.

Lì il pastore banalmente

pasce pecore belanti;

qui tra fate e streghe strane

per campar non serve il cane.

Cerca l’erba un dì Velino

fresca per le pecorelle;

non la trova, non la trova

cerca e cerca, ma non c’è.

Balla con le ninfe Nera

giù, nell’albero fatato

di quel mondo sopra ignara

di quell’esistenza amara.

Al confine ora Velino

tra i due mondi pare giunto:

disperato a cercar l’erba

a una rupe egli s’è spinto.

Dal suo piede un grosso sasso

preso a caso cade giù;

scuote il magico alberello

e alle ninfe dà spavento.

Fuggon tutte, solo Nera

volge l’occhio in alto, e scorge

il piacente assai pastore

con le magre pecorelle.

Pur Velino, il suon sentito

di quel sasso all’altro mondo

giù s’è sporto e il dolce volto

della ninfa bella ha colto.

Salta Velino! Amore a prima vista:

baci, abbracci, anche un anello

ora è proprio tutto bello

ma durar – si sa – non può.

A Giunone non sta bene,

della Legge ella è garante:

i due mondi separati

stare debbon, totalmente.

Dunque in fiume muta Nera

(qual megera arida e tronfia!)

e la ninfa piange, piange,

le sue acque gonfia, gonfia.

Dov’è Nera? Dov’è andata?

Questo fiume, che cos’è?

Chiama, piange, urla Velino

e la rupe in fuga scala.

Nel normal mondo tornato

a guardar giù poi si volge:

tra le lacrime e le rapide

dell’amor l’anello scorge.

Che tra i flutti stia annegando?

Per salvar la Ninfa dolce

or si tuffa il buon pastore

incurante del dirupo.

Del coraggio ammiratore

Giove a quella scena assiste:

in un attimo lo muta

in un impetuoso fiume.

Ecco infin per sempre uniti

i due amanti ed i due mondi

dall’intrepida cascata,

fragorosa, ed incantata”.

Così disse il leggendario

Gnefro anch’ei piangendo;

e noi muti, sì commossi

vero amor già rimpiangemmo.

 

(Alberto Cassone)

Il duostrocca

 

Il duo musicastrocca

suona musica rocca

ma che vuol dire rocca?

Ascolta e lo saprai.

 

Il duo fa rocca e rollo

fila a rotta di collo

fila e poi strocca a mollo

finendo in fondo al mar.

 

Musicastroccaenrolla

attira un gran folla

che folle in bolle blu

fa mille balli e più.

 

I bimbi d’ogni annata

sganasciansi in picchiata

per la pelle crepata

sono amici di risata.

 

Gli adulti un po’ sconnessi

felici d’esser fessi

almeno per un giorno

senza giudizi intorno.

 

I nonni ieri spenti

li vedi sorridenti

li vedi i pochi denti

in risa e non lamenti.

 

Financo gatti e cani

al ritmo batton mani

o zampe si direbbe

ma ridon come umani.

 

Financo cani e gatti

applaudon come matti

in posizione eretta

e questi sono fatti.

 

Non opinioni, fatti

e non di droga, bada

ma di giocherellame

che rima da salame.

 

A volte un po’ sfasate

e a volte come Dante

le filastrocche loro

son di genio gigante.

 

Ma se io sto cantando

la strofa con la stecca

stonando sto notando

che mi stan sridacchiando.

 

Sto calmo e chiudo bocca

e lascio i suonatori

crear musicastrocche

per tutti, ricchi e pori.

 

Vorrei cantarle anch’io

ma la mufifastrocca

mi ha preso e ora mi blocca

non mi fa sol fa re stecca

 

ma mi fa pur vergognare

di saper sol malcantare

e mi taccio e del belcanto

del duostrocca io m’incanto.

 

Incantato ben benino

fifastrocca più non ho

m’improvviso ballerino

con tre salti stupirò

 

tutto il pubblico qui in sala

ed il duo mi noterà

ma mi noterà stonato

se di note strane ornato

 

avrò io il mio ballo estremo

riprendendo a canticchiar;

dunque meglio che mi taccia

prevenendo smorfie in faccia

 

di chi musica capisce

e musicastrocca ordisce

tra spettacoli e cd

e finisco io così.

 

Ma non prima di lanciare

un saluto a tutti quanti:

bimbi, nonni e vari amanti

del duostrocca di cantanti.

 

(dedicato da Alberto Cassone ai due mitici Alessandro D’Orazi e Massimiliano Maiucchi: https://www.facebook.com/LaMusicastrocca/)

Rivelazioni di una donna interessante

Ballare il Rock and Roll?

Preferisco far gol.

 

Così mi disse Piero…

lo so, lo so, non era amore vero.

 

Il Rock and Roll per me

è tutto e io mai veramente

potrei amare un uomo che

non sappia dirmi chi sia Robert Plant.

 

Al cinema danno un Sergio Leone?

No grazie, mi attende il pallone.

 

Così rispose Francesco…

ad amarlo, non ci riesco.

 

Il western è la mia passione

più grande e senza sparatorie

m’intristisco; ma grazie ai miei cd di Morricone

canticchio allegra anche se non c’è televisore.

 

Al teatro stasera, omaggio a Giorgio Strehler?

Devo andar, escusè muà, dal mio personal trainer.

 

Roberto vuol’esser in forma perfetta

per la partita, lo capisco: ma io ho fretta.

 

Ho fretta di trovar quell’uomo giusto

che a teatro mi porti tutte le sere

e con buongusto mostri a tutti il suo disgusto

per ch’ignora, e s’ubriaca, tra donne leggere.

 

Imperdibile è la mostra – Cezanne, Goya, Renoir?

“Vorrei, ma a letto presto”, dice Leo, “io devo andar”.

 

Non biasimo il campione, lui ha le sue ragioni;

ma resto insoddisfatta, e lo mollo per Boccioni.

 

Che vita mai la mia, senz’arte

figurativa, no, non riesco a immaginar.

Nel tempo libero il mio maschio gioca a carte

ma io non venni al mondo per campare al bar.

 

Caro! è uscito il nuovo!, sai, di Pat Metheny!

Ho speso i soldi, cara, per riempir l’Album Panini…

 

Ronaldo è un vero uomo, uno tutto d’un pezzo

ma non mi riesce proprio di fargli amare il jazz.

 

E allor con lui non va, perché io tutto il weekend

lo dedico all’ascolto delle mitiche big band

la sera poi, dopo il lavor, non mi rilasso

se non con l’aiuto di sax e contrabbasso.

 

Oggi Zygmunt Bauman è in città, o caro! C’è sgomento nell’aria!

Non credo, tesoro: non giocano stranieri, nell’odierna avversaria.

 

In Diego, il bello, avevo posto le mie ultime speranze

ma, pensa un po’ – non legge un rigo, neppur nelle vacanze.

 

Prima di assopirmi io non posso fare a meno

di ripassar gli scritti di Popper sul marxismo (ma che stile)

quando ho finito, mi rilasso e prendo in mano

la letteratura medica trattante l’onanismo (femminile).