Il sonnetto della lingua genera mostri

Paese dolce il nostro sì sonante

è, ove si parlano infiniti idiomi;

se alcun di lor bislacchi e buffi han nomi

(Ogliastrino, Pantesco, Sarrabese)

nessuno d’essi eguaglia in buffità

quell’idioma bislacco anzi trislacco

che aprendosi passivo come uno sciocco sacco

dall’insigne lingua inglese rigonfiar si fa.

Chi lo chiama Angl’Italiano, chi Itanglese

(un meeting sulla scelta certo non mancherà);

ciò nonostante è chiaro che il suo impiego

sottintende un know-how d’alto livello.

Non si capisce? Allor meglio mi spiego:

l’idioma è sulla lingua, l’idiota è nel cervello.

Dieci patetici indovinelli

1.

Dietro di lei ruotava una parata

di stelle in differenti ritmi, forme, luci;

quando lei ballava, ecco, s’arrestava;

quand’era quieta,

alle sue spalle il giro riassumeva.

Quella sera lei mi dava le visioni…

le dissi: “sei un’eterna cometa”,

lei fece: “dove guardi? ma che c’è

dietro di me?” e io pensai, allora:

“Non potrei mai regalarle un ombrello

a tanto firmamento similmente bello –

che l’etere infinito la bagni del suo sogno

che la notte l’accenda e che il mio incanto ne sia degno”.

2.

Sovente come rosa lei è serena,

ma oggi è una mimosa ed è giocosa;

ieri lei si fece

acqua corrente nel canale

perché la mia follia le fece male.

3.

Dai, balla ancora un po’ con me,

poi fatti pensiero e pensa: “ma chi è

‘sto buffo ceffo, ‘sto tipoccio che”

ti fissa stordito e non sa che

lui dice e perché, “ma insomma, chi è?”

La risposta è scontata:

“noi mai ci conosciamo

per come siam realmente”, in specie quando amiamo;

ma la risposta onesta non è questa, no, per niente:

la verità è che siamo quasi estranei, veramente.

E dunque balla e ridi, mentre io ti bacio e rido

e balla e ridi cento e mille

risate e poi altre cento,

e vedi che ti amo, lo vedi dai miei occhi

scimuniti.. a che ti servirà guardarmi dentro?

4.

Sei bella come un… miracolo!

Che banalità! Parlami meglio!

Ma che bella.. che bella… sogno o son sveglio?

Sei noioso e il tuo discorso

è bello come un… ostacolo!

Il mio amore è un fiore che in un giorno

nasce, cresce e poi… ehm… muore…

e poi morendo si leva di torno

come te, all’istante, perdigiorno!

Suvvia, dolcezza, non cacciarmi via

dammi ti prego un’ultima chance,

io non son Cyrano, je sais, mais però

parlo in francese (seppur coi maccheron).

Ma caro il mio ragazzo, mica sono una pasta

son cattivella io, quanto e più che bella

sono egoista e mi voglio innamorare

voglio il romanzo, la passione, l’estasi matta,

la sublimazione.

Tutto ciò io ti darò; di soldi, sai, non manco

non basta l’argento per amar, ci vuol ben altro…

l’oro?

No, loro! Eccoli là,

sono i miei amici e a una festa ce ne andiam.

Ma insomma, Crudelia, che posso io fare

per vincerti il cuore sì duro e amaro?

Niente, sciocchino, non puoi fare niente

sii te stesso… e cerca altra gente.

5.

“Ci siamo innamorati per caso”,

dicon gli innamorati per caso. Invece, noi diciamo:

non è un caso, per nulla, se io

t’amo, il solo caso è – o, banalità d’ogni poesia! –

che “diciamo” faccia rima con “ti amo”;

 con “t’amo” pure rima, lo sapevi?

Il caso regna dunque, in versi anche diversi:

 per scapparne un minutino via – ed essere speciali, amore

non basta un apostrofo – ci vuol più fantasia, amore.

6.

C’è una casetta

è imperfetta

perfetta per noi

tesoro, la vuoi?

7.

Le piccole cose

stucchevoli cose

come queste poesie

ridicole mie.

8.

La tenerezza che a donarmi ti sporgi

già cade dal balcone e si sfracella;

la tua affacciata espressione così bella

se son da solo si fa vacua e sfacciata

e vero amor non sorge.

L’amore è dolce quando il dolce dura un po’

ma se tre anni dura, caro amore, allora, che ne so

mi sembra che diventi ogni giorno più gelato

facciam l’amore, dai, facciamo ‘sto peccato.

9.

Che paradosso! Per parlar bene d’amore

è necessario amare, questo è certo;

ma chi davvero ama, mai non trova le parole:

è tutto preso dal suo viso, tutto strugge nel suo riso

e non sta lì mica a cercar rime o a far concerto.

La soluzione del dilemma è: solo l’amante

sventurato e senza oggetto

d’amore scrive bene:

chi non ama affatto è troppo freddo e discorsivo

chi ama ed è riamato, per poter dar vita ai versi

è troppo vivo.

Meglio, infin, cercarsi una carriera

dell’arte in un diverso ramo:

esser poeta e innamorato è troppo strazio,

scrivi i libri gialli, o i rosa e stanne sazio.

10.

Fammi luce con la voce

perché altri han fatto il buio

con il silenzio.

Guidami nell’oscurità

con le tue care parole

perché esse sono vere

anche se non sono il Sole.

Questo è quello che ho voluto

e il buio è opera mia

se ti dico: “non sei il Sole”

è come dirti di andar via.

Questo amore che non è

mai e poi mai incondizionato

finisce così presto,

che presto noi sappiamo

di non avere mai amato.

Come hai petalosato?

Studiamo le parti del corpo!

La mia mano è ditosa

il tuo cuore è battoso

la sua bocca è linguosa.

La nostra pancia è stomacosa

le vostre gambe son piedose

la loro testa è craniosa.

………………

Adesso studiamo gli animali!

L’elefante è proboscidoso

la giraffa è collosa

la zebra è strisciosa.

I lupi sono ululosi

i cani abbaiosi

e gli uccelli volosi.

………………..

Ora studiamo le piante!

La margherita è petalosa

il papavero è gamboso

la quercia troncosa.

Il bosco è alberoso

il cespuglio foglioso

tutte le piante

son vegetalose!

C’era una volta in una chiesa

C’era una volta

in una chiesa

c’era una chiesa

in una piazza

c’era una piazza

nella nostra città.

……

Tanto tempo fa

felice chi ne ha

ma poco tempo faceva

tanto infelice la nostra città.

……

Nella piazza della chiesa le campane

sentivi suonar, regolari e serene

e mattiniere, e poi precise all’una

e poi pomeridiane, e ancor serene;

ma si andava sempre di corsa

si scriveva sempre così

era un’epoca ch’era un po’ confusa

con un’altra felice, per fortuna!

Nell’altra non c’era una volta

ma ce n’eran molte di più;

una chiesa e una piazza, anche lì

ma tante di quelle volte

le vedevi non riuscire, a starci dentro più.

……

Non troppo tempo fa

in quell’altra epoca là

tanto tempo faceva felice

tutta la loro città.

E perciò la nostra faceva

anche felice, almeno un po’:

perché c’è stata due volte

(e altre molte) in verità

la stessa confusa odierna città.

 

(Alberto Cassone)

Maid Quiet – la mia traduzione

“Maid Quiet” – William Butler Yeats (The wind among the reeds, 1899)

 

Where has Maid Quiet gone to,

 

Nodding her russet hood?

 

The winds that awakened the stars

 

Are blowing through my blood.

 

O how could I be so calm

 

When she rose up to depart?

 

Now words that called up the lightning

 

Are hurtling through my heart.

 

 

 

Dove se n’è andata Calma fanciulla

 

socchiudendo la sua palpebra d’autunno?

 

I venti che destavano le stelle

 

soffiano nel mio sangue adesso.

 

Come potei sentirmi così in pace

 

mentre si alzava e se ne andava?

 

Parole che richiamavano fulmini

 

saettano nel mio cuore adesso.

A cura di Alberto Cassone

Sonnet 18 – la mia traduzione

Ti comparerò dunque a un giorno d’estate?

Tu sei più leggiadro e più temperato;

ruvidi venti sferzano i cari boccioli di maggio,

e l’estate si concede con scadenza troppo breve;

del cielo l’occhio troppo caldo a volte splende,

spesso velato è il suo aureo incarnato;

e ogni bellezza un giorno da sé stessa cade,

dal caso corrotta o dal perpetuo cambiamento;

ma l’eterna estate tua non svanirà

né perderà il possesso delle tue bellezze;

né si vanterà del tuo vagar nell’ombra sua la Morte,

quando in versi eterni nel tempo crescerai;

finché uomini potranno respirare, occhi vedere,

fino allora vivranno questi versi, e a te vita daranno.

Emily Dickinson – tre mie traduzioni

 

Tra vita e forma della vita
la differenza è grande
come fra vino giunto alle labbra
e vino nel fiasco, ottimo
da conservare –
ma per donare l’estasi
lo stappato è superiore –
lo so perché l’ho provato

 

 

Between the form of Life and Life
The difference is as big
As Liquor at the Lip between
And Liquor in the Jug
The latter – excellent to keep –
But for extatic need
The corkless is superior –
I know for I have tried

 

 

Bellezza – non è causata – è –

inseguila, e svanisce –

non inseguirla, e dimora –

 

Sopraffare le Increspature

nel prato – quando il Vento

vi passa le sue dita –

Divinità provvederà –

a che mai tu lo farai –

 

 

Beauty – be not caused – It Is –

Chase it, and it ceases –

Chase it not, and it abides –

 

Overtake the Creases

In the Meadow – when the Wind

Runs his fingers thro’ it –

Deity will see to it

That You never do it –

Non puoi sottrarre sé stessa
ad alcuna anima umana –
Quel domicilio indistruttibile
che le consente di abitare –
Inafferrabile come la luce
che ogni uomo può vedere
ma da portar via tanto difficile
quanto oro non scoperto –
You Cannot take itself

From any Human soul –

That indestructible estate

Enable him to dwell –

Impregnable as Light

That every man behold

But take away as difficult

As undiscovered Gold –