Rivelazioni di una donna interessante

Ballare il Rock and Roll?

Preferisco far goal.

Così mi disse Piero…

lo so, lo so, non era amore vero.

Il Rock and Roll per me

è importante e mai

potrei amare un uomo veramente

che non sappia dirmi chi sia Robert Plant.

Al cinema danno un Sergio Leone?

No grazie, mi attende il pallone.

Così rispose Francesco…

ad amarlo, non ci riesco.

Il western è una mia

passione così grande e senza

sparatorie m’intristisco;

ma grazie ai cd di Morricone

canticchio allegra anche se non c’è televisore.

Al teatro stasera, omaggio a Giorgio Strehler?

Devo andar, escusè muà, dal mio personal trainer.

Roberto vuol’esser in forma perfetta

per la partita, lo capisco: ma io ho fretta.

Ho fretta di trovar quell’uomo giusto

che a teatro molte sere

mi porti e con buongusto mostri

il suo disgusto

per ch’ignora, e s’ubriaca, tra donne leggere.

Imperdibile è la mostra – Cezanne, Goya, Renoir?

“Vorrei, ma a letto presto”, dice Leo, “io devo andar”.

Non biasimo il campione, lui ha le sue ragioni;

ma resto insoddisfatta, e lo mollo per Boccioni.

Che vita mai la mia, senz’arte

figurativa, no, non riesco a immaginar.

Nel tempo libero il mio maschio gioca a carte

ma io non venni al mondo per campare al bar.

Caro! è uscito il nuovo!, sai, di Pat Metheny!

Ho speso i soldi, cara, per riempir l’Album Panini…

Ronaldo è un vero uomo, uno tutto d’un pezzo

ma non mi riesce proprio di fargli amare il jazz.

E allor con lui non va, perché io tutto il weekend

lo dedico all’ascolto delle mitiche big band

la sera poi, prima del sonno, mi rilasso

solo con l’aiuto di sax e contrabbasso.

Oggi Zygmunt Bauman è in città, o caro! C’è sgomento nell’aria!

Non credo, tesoro: non giocano stranieri, nell’odierna avversaria.

In Diego, il bello, avevo posto le mie ultime speranze

ma, pensa un po’ – non legge un rigo, neppur nelle vacanze.

Certi lunghi pomeriggi io non posso fare a meno

di ripassar quel che Adorno sull’illuminismo scrisse;

quando ho finito, mi rilasso e prendo in mano

le teorie del dottor Freud sull’onanismo – mai prolisse.

Una poesia per la Principessa Elisabetta

“Che mai desideri, o mia diletta?

Che mai ti manca, dolce e triste Elisabetta?”

“È un cupo segreto che mi porto qui, nel petto

quel che mi manca io dirò, solo a chi me l’avrà detto”.

“Per enigmi tu parli, o soave Principessa

il tuo intelletto splende, chi mai ti farà fessa?”

“Il mio intelletto ancora, ma il mio sorriso più non brilla

era il tempo dell’infanzia, quand’ero così arzilla

poi quel tempo senza tempo si squarciò,

si svelò in fremente Primavera,

nelle ore e nei giorni che furon testimoni

dello sbocciare di una donna vera.

Ma quella stella, che ogni dì

immensamente è con i fiori generosa

nello scorgermi il volto, di mia bellezza fu gelosa;

non potendo il corso suo fermar nella celeste volta

così che al mio sembiante luce fosse tolta

a sua sorella chiese – che intimo calore

a ogni donna col fiato suo regala,

scaldandole il cuore – di tacere

solo a me tacere!, di negare, solo a me negare!, la sua voce”

“O mia Betta, che disdetta, ma raccontami, chi era

del Sole la sorella, che sì t’abbandonò

nel mezzo di lucente Primavera?”

“E sia, mio Principe: svelerò io a Voi l’arcano

poiché siete mio marito, del cuore mio Sovrano.

La sorella del Sole ha per nom quel di Poesia

e sul mondo ha rovesciato una tragica magia:

chiunque oserà dei versi a me comporre

e dedicare,

da quel giorno fino a morte

solo a me potrà parlare;

e peggio ancor – dovrà parlarmi sempre in versi

pena la perdita

della parola.

Perciò mi fuggono i poeti, mai non ebbi una poesia, non dico tipo Scuola

Siciliana, ma nemmeno Elementare;

e così il mio cuore è oggi arido e spento”.

“Oh, colpevole, colpevole, io fui: pensai soltanto all’eros,

ora me ne pento!

Ma il momento è giunto, per il tuo Sovrano, di ridarti il sorriso

e accettar questa Maledizione, io che scelsi

la Benedizione del tuo viso”.

“Cosa dici? Tu vaneggi! Ti condanni alla follia

di un amore muto al mondo e fatto solo di poesia”.

“Forse che esiste un amore diverso?

L’unico senno per amare è il senno perso.

Mia Principessa, ecco a te i Miei Versi,

del mio sentir vero ritratto:

‘Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto

un poco più da presso, un più preciso patto,

una confessione che sigillar si vuole,

un apostrofo roseo messo tra le parole

« t’amo »; un segreto detto sulla bocca, un istante

d’infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante…’”

“Mascalzone! Farabutto! Villano! Furfante!

E questi sarebbero tuoi versi? Del grande poeta e spadaccino

hai soltanto il naso lungo, per il resto… sei un cretino!”

“Ma Betta, aspetta, non giudicarmi in furia e fretta

lo sai, sono un Principe, la mia gente mi rispetta

che direbbero scoprendo, che ho perso la parola, che son come un animale?

Bisogna in questo mondo far qualche compromesso, dai, su,

non rimanerci male!”

“Non ci sono compromessi, vie di mezzo, in poesia, in amore

non conosce dunque vie di mezzo

il mio fatale, interminabile dolore”.

  E fu così che la povera Principessa Elisabetta, la più bella delle Principesse, rimase triste e malinconica: nessuno le aveva mai scritto una poesia; forse, nessuno mai l’avrebbe fatto.

 

(dedicata a E. ALESSE, nata e cresciuta negli anni Settanta a Via Meropia 112, Roma)

L’amor romanzico

“Il romanzicismo è stupidità”, rispose Agata.

“Ma scusa, ancora non ti ho detto nulla!” rispose Edoardo.

“L’ho letto nei tuoi occhi, stavi per dire una cosa romanzica. E poi, non dirla è ancora più romanzico. Quindi, ancora più stupido”, insisté lei.

“Lo sai che sei proprio impossibile? Sì, è vero, volevo parlarti di Proust stasera. Avevo intenzione di farti capire delle cose molto importanti di me e i suoi libri sono ideali per questo. E invece, per l’ennesima volta mi fai sentire come un Don Chisciotte. Sei im – pos – si – bi – le, te lo ripeto, impossibile!”

“Stai insinuando che io sarei una Mulina a Vento? Sai che c’è? C’è che mi sono stufata, stufata! Stufata e stanca, di voi intellettuali, uomini moderni, uomini che ci capite, che sapete parlare, pensare, cogliere le sfumature e liberarvi dei pregiudizi… io non vi voglio più! E lo sai, invece, che cosa voglio io? Lo sai, eh? Io voglio… voglio…

voglio…

(musica) … un uomo d’altri tempi

voglio un uomo – così!

Un uomo fuori tempo

che mi porti fuor di qui…

un che ami e ami e ami

che mi chiami che mi chiami

dolce amor gioia e dolor

mia Dama non Dama e scacco matto al cuor!

Sì, lo voglio, oh! Come

come lo voglio quest’uomo

e perdono! Perdon ti chiedo, o Dio, che giri il Tempo

fatti un’eccezione e gira il sentimento

giralo a me, che indegna son di Te

Ma di lui degna sarò, perché un Vero

Un Vero

Un Vero Uomo…

…aaaaa – vròò!!!”  (fine musica)

“Brava, bravissima. Applausi. Complimenti. E che dovrei dire io, adesso?! Come dovrei sentirmi, dimmi un po’?!! Io, che da quando stiamo insieme non faccio altro che cercare di essere proprio come dici tu ora… come canti tu ora…  io che… che… ho sempre, sempre cercato di essere romanzico come tu volevi… sempre…  sempre! …io… ho fatto di tutto… ti ho parlato di Flaubert… di Defoe… di Garcia Marquez…  i personaggi, i piani di lettura, le connotazioni stilistiche… il contesto storico… e… e dopo tutto questo… tu… tu, come ti rivolgi a me? Con quali delicate e avvolgenti parole tu, tu ti rivolgi a me ora? Che ti sei stufata! Sì, che ti sei stufata, questo è quello che mi dici! Eccoti qua, bene! Brava! T’ho beccata, finalmente!! Ecco chi veramente sei! Patetica, sei patetica!!! Pa – te – ti – ca! Per non parlare delle tue rime…

che rime raffinate…

dolore, cuore, amore…

…dolore…

(musica)  … il mio, di dolore

questo è quel che vuoi

e con le tue rime sciocche

e i versi tuoi bislacchi

tu mi fai cascar le braccia

che dolore, che dolore!

Giù per terra le mie braccia

il mio cuore è ormai in bonaccia

per coprirmi questa faccia

densa e gonfia d’amarezza

non ho più due mani, no

son per terra, lì,

senza pudore

non ho più domani, no, no

come metterci una pezza?

Arginar questo dolore

procurato da una Pazza?

O, povero, povero il mio cuore

spezzato, sbrandellato… t’odio,

t’odio…

ma, se mi si torcon le budella

il cuore esulta e la ragion tace,

quindi ti confesso onestamente

te lo confesso a modo mio

sconfessandomi romanzicamente:

con te la Guerra è Molto Bella

e far Pace anche mi Piace!” (fine musica)

“Bene, benone.  (Trattenendo un sospiro) E adesso, mio caro Edoardo, con quest’ultima frase, questo ravvedimento, in extremis per così dire, tu ti aspetti che io mi dimentichi tutto quel che è venuto prima? Patetica. Impossibile. Pazza. Sciocca. Bislacca. Ecco quel che sono io, per te. Questo. Cinque aggettivi, molto chiaro. Sintetico. Che bello stile che c’hai. Ok.

Ora, ascoltami. Voglio farti un discorso. Ma devi ascoltarmi attentamente. Ci sei?

Dunque. Iniziamo.

QUAAAANTEEE volte stramaledette ti ho ripetuto che io non ho mai, mai, mai detto di volere un tipo ‘romanzico’?? Sei tu, tu, accidenti, accidentissimi, che hai capito male! Hai capito male!!!

Dunque, calmiamoci.

Era il nostro primo appuntamento.

Te lo ricordi, vero?

Porta Portese, il giornale.

E poi ci siamo incontrati al ristorante.

… al ristorante… sigh …

(musica)  …pioggia di fuori

e tu e un mazzo di fiori

di discreti colori e provocanti

profumi e sogni e incanti d’amanti

oh! come ti credetti, come mi diedi

tu d’amore imbonitore ambulante

un veleno per diamante

un dente affilato per gli audaci baci

che si danno gli amanti – quelli veri –

non come… come… come i commedianti!

Parlammo di noi, e di che, se no?

Ti dissi di me più di quanto non so…

le mie mani nelle tue dopo meno di un po’:

‘sai che c’è? Ti dirò,

dei soldi non mi importa, nulla sono!

La casa? Prigione è per me

l’automobile? E perché?

La tv: sconnesso frastuono

le gite il weekend? Le accantono

nulla voglio, mio Eterno, nulla

nulla e niente, tranne una cosa:

comune cosa, ma meravigliosa

che appaga l’anima, persin la più focosa

della mia per non parlar, sì modesta:

voglio un uomo Romantico

Romantico, sì, dai piedi alla testa!’

Così io ti parlai, in quel giorno, fatale

e funesto, crudo estirpator d’ogni ideale”. (fine musica)

(musica)

“Ma io sono un intellettuale

che male c’è? E poi soprattutto

cosa mai ci posso fare?

Son nato così e così morirò

tra una frase di Borges e un uovo alla Cocteau

non so vivere, io son come l’Albatross

e nemmeno volare alto nel ciel, ché mi ammalo di toss…

romantico… romantico… mai lo sarò

son noioso… pedante… serioso!

Ma infin, perché tu ti lamenti, tuttavia?

Ben vero è che non so parlarti di Poesia

ma faccio del mio meglio per parlarti di Romanzi

Conrad e Pasternak han condito i nostri pranzi

da me imparasti che la Prosa

è la Cosa più Meravigliosa

ho letto tutto e l’ho capito,

sì l’ho capito veramente

e so citare mnemonicamente:

‘Siddharta vide quanto fosse bella, e rise il suo cuore’.

(la musica rallenta)

‘”è come da Tiffany”, disse’.

‘Il signor Dorian Gray è nello studio, signore’.

(La musica rallenta ancora, fin quasi a fermarsi)

‘Alice non sapeva più che pesci pigliare’.

‘Preminenti fra i porci erano due giovani verri,

chiamati Palla di Neve e Napoleon’… (fine musica)

“Ma che bravo, delle rime sei un campion…” sospirò Agata. “In fondo, le rime son Poesia. E, lo ammetto, con i romanzi sei un drago. Forse, quasi quasi, ti potrei perdonare. Specialmente pensando a quella bella frase che mi hai dedicato… com’era… ‘vide quanto fosse bella, e rise il suo cuore’”.

“Cara Agata”, sorrise Edoardo, finalmente più disteso, “è veramente dedicata a te, sì, intendevo dedicarla proprio a te! Mentre la citavo, ti fissavo intensamente, come avrai certamente notato”.

“Sì, l’avevo appunto capito… e comunque, quindi, grazie, grazie per questa bella frase, ti perdono, ora mi sento meglio. Grazie, … caro. Grazie! E poi, se ci penso, com’è bello il fatto che hai imparato così tante cose per far colpo su di me! Mi avevi capito male, ‘romanzico’ invece che ‘romantico’, così ti sei dedicato con tutte le tue forze alla lettura dei romanzi del Novecento, poi di quelli dell’Ottocento, poi del Settecento, del Seicento, Cinquecento e Quattrocento… Trecento… c’erano già, nel Trecento?… comunque, tutto questo, tutto questo tu hai fatto per me… che bello! Sì, ora mi sento veramente meglio. Sono fortunata. Abbracciamoci, mio caro”.

(Si abbracciano. Parte la musica, poi d’improvviso nuovamente silenzio)

“Ehm… cara… però non è andata proprio… esattamente… così.  Cioè, in verità, quando ci siamo conosciuti io ero già quello che sono adesso… un intellettuale… avevo già letto il grosso dei romanzi della letteratura europea e americana. Il nostro equivoco, in realtà, ha un’altra spiegazione: io pensavo che tu fossi un po’ ignorante e, quando hai detto ‘romanzico’, ho capito che tu, per così dire, avevi creato una parola nuova, credendo che esistesse, intendendo ‘uomo che ama i romanzi’. Sai, le donne in generale amano molto i romanzi (anche se a volte con preferenze un po’ discutibili, come ad esempio ‘Orgoglio e pregiudizio’ della Austen), quindi ho pensato che cercassi qualcuno che condividesse i tuoi interessi e mi sono sentito la persona giusta per te. Ho capito che avrei potuto renderti felice parlandoti di romanzi per tutto il tempo. Ora so che, in realtà, tu volevi dire ‘romantico’, ma ti è sfuggita una ‘t’ e l’hai rimpiazzata con una ‘z’. Però, in fin dei conti, niente di male: come vedi, siamo ancora qui, insieme, ad abbracciarci sereni e gioiosi”.

(Silenzio. Fine del silenzio. Poi, di nuovo silenzio)

“Io ti odio.

Io ti odio.

T’odio, t’odio,

oddio quanto ti odio

quanto t’odio, oddio, oddio!

(musica) …  devi sapere, anzi già lo sai mio caro carissimo, in quanto te l’ho detto decine, centinaia, migliaia di volte, che… che tutto questo… che tutto questo io… GIà LO SO! Me l’hai già data, milioni di volte, la spiegazione, mio caro campione! Mio caro…

mio caro amore amaro

così raro, così bizzarro

bizzarramente crudelmente avaro

di dolci parole e inganni suadenti

così sincero da far di me una bestia

priva di dolcezza, digrignante i denti

impotenti, e sofferente, ogni giorno che passa

continuare a sperare per poi sempre disperar

sperar che una parola d’amore

possa i baci d’amore

teneramente anticipar.

E seguir, naturalmente”.

“Il mio spirito critico

(con approccio analitico)

non me lo consente”.

“Torniamo a casa, Edoardo,

qui c’è gente”.

       Fine    (Ma la musica continua)